Archivio per la categoria ‘Astronomia’

Ufo scoperto dietro la cometa Elenin,nasconde intervento ET per la salvaguardia della terra?

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 6, 2011

a cura della redazione di evidenzaliena

Recentemente,sulla base di rapporti pubblicati dall’agenzia spaziale cinese, Sergio Toscano, direttore per le missioni sulle ricerche astronomiche, ha detto che dietro la cometa Elenin che si sta avvicinando alla terra potrebbe esserci un UFO. “Dietro la cometa, scoperta nel dicembre dello scorso anno, gli scienziati cinesi affermano che vi è qualcosa che chiamano in gergo “cluster”, il che indica un ammasso globulare, o forse un’astronave aliena”, ha detto Toscano. Secondo il rapporto compiuto dall’osservazione astronomica, il “corpo spaziale” sarebbe stato individuato nella coda della cometa ed è stato analizzato dopo aver captato alcuni misteriosi segnali provenienti da questa formazione sconosciuta definita “strana e oscura.” I cinesi hanno detto che il veicolo spaziale è rimasto nelle stesso luogo “stazionario” per novanta giorni; “guardandolo sembrava come se fosse qualcosa che provenisse da una civiltà extraterrestre”, ha detto lo scienziato argentino. Secondo il Daily Chronicle, questo fenomeno è stato confermato da Rosie Redfiel, il nuovo direttore del Programma di Astrobiologia della Nasa. “Quando la NASA cominciò a fare calcoli e proiezioni dell’orbita della cometa, si resero conto che qualcosa non andava e la prima cosa che fecero fu quella di rimuovere il sito web con tutte le informazioni inerenti al caso “, ha concluso Toscano.

Il perfetto allineamento tra la cometa Elenin,la terra e il sole l'11 marzo 2011, il giorno del terremoto in Giappone,

E’ incredibile notare un altro fenomeno correlato alla cometa Elenin e la sua orbita. Infatti è stato provato,dati scientifici alla mano, che quando la cometa Elenin si è allineata con il sole e la terra (come potete vedere nello schema mostrato in alto) vi sono stati degli spostamenti dell’asse terrestre che hanno provocato terremoti violenti. Infatti il giorno 11 marzo 2011, durante il perfetto allineamento di Elenin con sole e la terra vi fu il terremoto di proporzioni spaventose registrato in Giappone, che voi tutti senz’altro ricorderete.Se tutto ciò vi sembra un’incredibile coincidenza,ebbene non lo è;infatti secondo gli studi effettuati sull’orbita di questa cometa si è potuto confermare che anche in occasione del terremoto che ha colpito il Cile il 27 febbraio 2010,i tre gli elementi spaziali ancora una volta erano perfettamente allineati.Inoltre in rete è presente anche un video datato 7 marzo 2011 in cui si prevedevano gli effetti devastanti provocati dal passaggio ravvicinato della cometa (Terremoto in Giappone). I prossimi allineamenti avverranno il 27 settembre 2011 e il 23 novembre 2011 ed è plausibile a questo punto aspettarsi altri possibili disastri in quei giorni.D’altra parte se c’è un equilibrio ed esso viene alterato è ovvio attendersi un effetto risultante.

Posizione dei satelliti STEREO (A e B) rispetto alla cometa Elenin indicata con il simbolo quadrato e del "cluster" indicato dal simbolo ovale. Posizioni rilevate il 5 novembre 2010

Posizione dei satelliti STEREO (A e B) rispetto alla cometa indicata con il simbolo quadrato e del "cluster" indicato con il simbolo ovale.Posizioni rilevate il 15 novembre 2010

La nuova scoperta di un oggetto misterioso dietro la cometa è forse un avvertimento o un segnale? La sua presenza risulta di certo anomala ed inaspettata.Alcuni si interrogano sulla possibile correlazione con Nibiru mentre altri ipotizzano possa trattarsi di un presunto intervento extraterrestre per evitare un’ altra catastrofe planetaria di enormi proporzioni.Qual è la verità?Ad ognuno le proprie conclusioni.

UPDATE 

a cura di Massimo Fratini di Segnidalcielo.it

In questa foto nascosta successivamente da Google, si può osservare Nibiru e altri piccoli oggetti sconosciuti. (Clicca per ingrandire)

Ciò che è sensazionale è che Google nasconde i dati delle mappe stellari, nelle immediate vicinanze della cometa, come già confermato da Agentia.org nella pubblicazione di materiale inerente appunto i dati della cometa Elenin, che sarebbe da ricollegare con Hercolubus, ovvero il pianeta Nibiru. I Russi hanno paura di  un allineamento, che avverà tra meno di un mese, ovvero il 1 Giugno 2011, ma soprattutto del passaggio vicino alla Terra di Elenin del 17 Ottobre di quest’anno. Il materiale di cui si  si sta parlando, è stato dato dall’agenzia all’esperto in materia, Dr. Cristian Negureanu, e il fatto che i russi hanno deciso di aumentare il numero di ricoveri nelle basi sotterranee nucleari, di altri 5.000 posti e con un piano di emergenza che è stato presentato al Pirmo Ministro Russo Dmitri Medvedev, ci mette in pensiero sul serio.Questo piano di emergenza, ha l’approvazione del ministro della difesa russo Sergei Serdyukov che parla di una “esplosione di gravità”, con conseguenze drammatiche per la Terra. Esperti russi parlano di un movimento controllato di una cometa, una sorta di “smart routing”, il che rende l’idea nell’interrogarsi sulle reali ripercussioni di questo corpo celeste. Questo autunno vedremo l’avvicinarsi della cometa alla Terra, più vicino di quanto sarebbe normale, come se fosse caduta in una sorta di “vortice di  attrazione gravitazionale.” che potrebbe guidare la cometa verso la Terra, trascinando con se meteoriti e altri piccoli corpi celesti ma di natura ignota.Sembra che la cometa scoperta dal professor Leonid Elenin il 10 dicembre 2010 e confermato in seguito da diversi osservatori astronomici, ha un grande legame con il nuovo pianeta scoperto nel sistema solare, la cui dimensione è tre volte più grande di Giove, con una massa gassosa, e che è stato nominato Tyche, che si trova ben oltre l’orbita di Plutone.La scoperta è stata fatta dagli americani Daniel Whitmire e John Matese dell’Università della Louisiana Centro. Le ultime notizie provenienti dalla NASA, indicano un livello di allarme elevato e sembrerebbe che la FEMA, abbia iniziato ad installare telecamere di sorveglianza in tutti gli Stati Uniti, in modo tale da poter catturare la caduta di meteoriti. L’azione si chiama “What’s Hitting Earth?” (Cose che colpiscono la Terra). Coincidenza?

 Fonte: noticias.terra.com – valdeandemagico.blogspot.com - freeonlinethought.blogspot.es – evidenzaliena – segnidalcielo.it

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Scoperto un “nuovo” sistema stellare che dette origine alla via Lattea

Pubblicato da evidenzaliena su dicembre 1, 2009

Si chiama Terzan 5, è avvolto da nubi e affollato da circa 2 milioni stelle

Nel cuore della Via Lattea si trova un sistema stellare che risale all’epoca in cui si è formata la galassia: si chiama Terzan 5, è avvolto da nubi e affollato da circa 2 milioni stelle molto diverse fra loro per età (le più giovani di 6 miliardi di anni e le più antiche di 12) e composizione chimica. Lo ha scoperto, e descritto questa settimana su Nature, un gruppo italiano coordinato dall’università di Bologna e al quale ha partecipato l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Terzan 5 è ciò che resta di un antico sistema che 12 miliardi di anni fa era 500 volte più grande di quanto non lo sia ora e che, unendosi ad altri sistemi stellari, dette origine alla Via Lattea.

“E’ stato come se, nell’esaminare attentamente una roccia, ci fossimo accorti di avere in realtà sotto gli occhi il frammento fossile di un essere mastodontico, testimone di epoche remote e prezioso custode di segreti del passato”, ha detto il coordinatore della ricerca , l’astrofisico Francesco Ferraro, dell’università di Bologna. Terzan 5 non è solo un fossile cosmico, ma un oggetto affascinante, che potrebbe confermare la nuova ipotesi sulla formazione delle galassie, secondo la quale sono il risultato dell’agglomerazione di sistemi stellari preesistenti e non del collasso gravitazionale di un’unica nube di gas. I ricercatori sono riusciti ad osservarlo utilizzando il prototipo di un sistema ottico hi-tech chiamato Mad, realizzato in parte in Italia (presso i centri Inaf di Padova e Firenze) e montato in via sperimentale per pochi mesi su uno dei telescopi più grandi del mondo, il Very large telescope (Vlt) nel deserto del Cile, gestito dall’Osservatorio europeo del sud (Eso). Mad, che vede nell’infrarosso e corregge le distorsioni dovute all’atmosfera terrestre, è riuscito a penetrare le nubi che avvolgono Terzan 5. In questo modo hanno visto che è popolato da stelle molto diverse e che ha un’alta concentrazione di ferro, tale da rivelare che la massa di questo sistema era almeno un miliardo di volte quella del sole. “Queste caratteristiche fanno sospettare che Terzan 5 sia il relitto di un antico sistema proto-galattico che ha contribuito alla formazione del cuore della Via Lattea”, ha rilevato Barbara Lanzoni, dell’università di Bologna.

Fonte:ansa.it

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La civiltà degli Anasazi,un popolo venuto dalle stelle

Pubblicato da evidenzaliena su giugno 29, 2009

Le città stellari degli Anasazi (100 a.C. – 1600 d. C.)

Le "città stellari" degli Anasazi

Mentre Maya ed Incas sostenevano di proteggere una conoscenza “donata dagli dèi”, un popolo amerindio, chiamato Anasazi, cioè “antichi stranieri”, sosteneva addirittura di essere frutto di una “discendenza stellare”. Edificarono pochi villaggi durante la loro breve permanenza nel corso della storia, con lo scopo di lasciare un monito eterno ai posteri.

LA SCOMPARSA DEGLI ANASAZI

Per molti si tratta del più importante mistero archeologico del Nord America. Ed è difficile pensare il contrario quando si inizia a conoscere la storia degli Anasazi, un popolo che ha lasciato tracce di una grande civiltà qui, nel New Mexico, prima di scomparire misteriosamente, circa 800 anni fa…

Chi erano? Che funzione avevano i loro enormi kivas? Cos’era per gli Anasazi Pueblo Bonito? Quali segreti del cielo e della terra conosceva questo popolo? Cosa li indusse ad abbandonare improvvisamente Chaco Canyon?

Pueblo Bonito nel ChacoCanyon è un grande complesso a forma di ferro di cavallo, edificato nel 1100 d.C. e composto da 700 stanze

Pueblo Bonito nel Chaco Canyon è un grande complesso a forma di ferro di cavallo, edificato nel 1100 d.C. e composto da 700 stanze

Pueblo Bonito è il sito più noto di Chaco Canyon, nell’estremo nord ovest dello stato americano del New Mexico. Chaco Canyon è un canyon lungo circa 19 chilometri e largo poco più di un chilometro e mezzo. Pueblo Bonito è il sito più grande di tutta l’area abitata un tempo dagli Anasazi. Posto all’estremità nord del Chaco Canyon, Pueblo Bonito lascia ancora oggi in dubbio gli studiosi sulla sua natura: era la capitale di questo misterioso popolo oppure era il più importante centro religioso dell’area? Gli Anasazi sono scomparsi senza lasciare niente di scritto, non sappiamo neanche se usassero la scrittura o meno. Dobbiamo quindi affidarci a quanto gli archeologi hanno capito dalle pietre e dalle costruzioni rimaste.

Sugli Anasazi si sono dette molte cose da quando, nel 1888, due cow boy capitarono casualmente nel Chaco Canyon, all’epoca in una zona abitata dai pericolosi Navajos. E proprio ai Navajo è legato uno degli errori più diffusi sugli Anasazi, popolo che prende il suo nome proprio da una parola Navajo che significa “antichi” e non come a volte si è detto “i nemici” . In passato, anche di recente, per raccontare le vicende degli Anasazi si è lavorato molto di fantasia: li si è fatti diventare cacciatori di bisonti, animali che invece popolavano zone lontane da qui, mentre erano raffinati contadini; si li si è fatti montare a cavallo anche se i primi cavalli arrivarono in America con gli spagnoli, più di due secoli dopo la “scomparsa” degli Anasazi; si son fatte risalire le loro origini a circa 6.000 anni fa mentre le prime notizie certe di questo popolo risalgono a più o meno 2.000 anni fa.

Le costruzioni di Pueblo Bonito raccontano una breve storia: questo complesso venne eretto tra il Mille e il 1150 d.C. Si trattava di un’unica costruzione a ferro di cavallo composta da circa 700 stanze, tutte più o meno delle stesse dimensioni e distribuite su quattro piani. Si calcola che nel momento di maggior splendore ci vivessero oltre mille persone L’aspetto uniforme delle stanze e l’assenza di mobili e arredi hanno fatto in un primo tempo pensare ad una società priva di gerarchie sociali ma c’è chi crede che Pueblo Bonito fosse una specie di enorme convento, destinato ad ospitare la casta sacerdotale degli Anasazi, un popolo ossessionato dal cielo ma anche dalle energie della terra. A questo aspetto della religione degli Anasazi ci riporta anche uno degli aspetti più impressionanti di Pueblo Bonito: i giganteschi kiva, queste enormi fosse perfettamente circolari tipiche di ogni insediamento Anasazi. La caratteristica di Pueblo Bonito è però il numero delle sue kiva, ben 37. Nessun altro sito ne ha così tante. Ma per capire meglio cosa fossero le kiva lasciamo Pueblo Bonito per raggiungere “Casa Rinconada”. Si tratta di una delle più grandi kiva di tutto il Chaco Canyon, con i suoi 20 metri di diametro e i quasi cinque di profondità. Una gigantesca fossa perfettamente circolare che, a differenza delle altre kiva, non è inserita in un centro abitato ma è posta in cima ad una collinetta a mezzo miglio da Pueblo Bonito.

I Kiva sono delle fosse perfettamente circolari, presenti in tutti gli insediamenti Anasazi

I Kiva sono delle fosse perfettamente circolari, presenti in tutti gli insediamenti Anasazi

Ma a cosa servivano dunque le kivas? Erano fosse, per lo più perfettamente circolari e forse coperte da tetti in legno, utilizzate per riunioni e cerimonie sacre. Al centro c’era sempre un foro nel pavimento. Gli Anasazi, molto attenti alle forze della natura, ritenevano non solo che da quel foro ci si potesse mettere in contatto con gli spiriti degli antenati ma anche con le forze del centro della Terra. Non a caso si è osservato come gli Anasazi abbiano costruito insediamenti e kiva vicino a luoghi particolari, cosiddetti “vortici”, luoghi dove si sprigionerebbe una forza tellurica, chiamata “vortice” perché quando si sprigiona ha la forma di spirale.

Al centro delle kiva c’era sempre anche un focolare. Un particolare che richiama alcune recenti scoperte. Come abbiamo detto sugli Anasazi si son dette spesso delle inesattezze ma una cosa sembra ormai assodata. Gli Anasazi praticavano il cannibalismo. L’ipotesi, avanzata già negli anni Sessanta sulla base del ritrovamento di alcuni crani fratturati e di ossa svuotate del midollo, è stata confermata recentemente sia tramite l’esame di alcune feci umane fossili all’interno delle quali sono stati ritrovati i resti di materiale organico umano sia grazie all’uso del microscopio elettronico. Esaminando alcuni resti di ossa si è potuto appurare che alcune di queste erano state sottoposte a cottura. Inoltre, da una pentola sono emerse tracce di mioglobina umana, una proteina presente nel cuore e nei muscoli.

Un’altra caratteristica di Casa Rinconada è il suo allineamento astrale. Sembra infatti che il sole, al momento dell’alba del solstizio d’estate, vada ad illuminare, attraverso una finestra posta sul muro a nord-nord est, una nicchia posta all’interno della kiva.

Gli Anasazi erano ossessionati dalle stelle e dal cielo. Di questo abbiamo infinite prove, tante quante sono le costruzione lasciate da questo popolo. Infatti una caratteristica comune a case, villaggi, kiva e villaggi è che sono quasi sempre allineate ad un determinato fenomeno astronomico. La conoscenza che gli Anasazi avevano dell’astronomia lascia ancora oggi sorpresi: uno degli esempi più clamorosi della loro sapienza è rappresentata da questa strada, la Grande Strada del Nord”.

Gli Anasazi costruirono molte strade, per un totale di circa 300 chilometri. Ciò che più colpisce è che molte di queste strade non portano da nessuna parte, non uniscono necessariamente tra loro villaggi e kivas ma portano semplicemente a particolari conformazioni geologiche, a sorgenti d’acqua o semplicemente a nulla.

Strade quindi costruite presumibilmente a scopo rituale, per condurre a luoghi sacri dove depositare offerte o celebrare cerimonie.

La Grande Strada del Nord di Pueblo Alto

La "Grande Strada del Nord" di Pueblo Alto

La “Grande Strada del Nord” partendo da Pueblo Alto, sulla Mesa che sovrasta Pueblo Bonito, si dirige per tre chilometri a 13 gradi ad est del Nord per poi disporsi esattamente in direzione nord per 20 chilometri con uno scarto di solo mezzo grado. Per capire la straordinarietà di questo allineamento bisogna pensare che una precisione del genere sarebbe difficile anche usando una bussola, che gli Anasazi non conoscevano. Oggi, per raggiungere risultati migliori di questo bisogna ricorrere alla tecnologia satellitare GPS, tecnologia che vanta poco più di 20 anni di vita!

La più nota studiosa della cultura del Chaco Canyon, Anna Sofaer, ritiene addirittura che tutte le maggiori costruzioni degli Anasazi presentino correlazioni con i movimenti tanto del Sole che della Luna sotto almeno tre punti di vista: il loro orientamento, le geometrie interne e le relazioni geografiche tra i vari siti. Uno sforzo immenso che ha segnato tutta la storia Anasazi: la loro vita e la loro fine…

Uno dei cow boy che scoprirono Chaco Canyon poco più di un secolo fa, Alfred Witherhill, raccontò del suo stupore nel aggirarsi per le case degli Anasazi:

“Quando entrammo nel Navajo Canyon e scoprimmo le rovine, riportammo il nostro mondo indietro di un numero imprecisato di secoli. Tutto era intatto, esattamente come era stato lasciato dagli abitanti originali. Gli oggetti erano sistemati nelle stanze come se le persone fossero appena uscite per far visita ai loro vicini. Esemplari perfetti di stoviglie erano adagiati a terra mentre utensili di ferro e altri attrezzi domestici si trovavano lì dove le donne Anasazi li avevano usati per l’ultima volta”.

La mesa verde,villaggio sotto la roccia in cui si rifugiarono gli Anasazi dopo le incursioni degli Atapasca, cioè dei Navajo e degli Apaches

La mesa verde,villaggio sotto la roccia in cui si rifugiarono gli Anasazi dopo l'abbandono delle terre in cui avevano vissuto per oltre mille anni.

Intorno al 1200 d.C. è successo qualcosa, in queste terre, che determinò il repentino abbandono da parte degli Anasazi della zona che avevano abitato per oltre mille anni. Accadde qualcosa che ancora non sappiamo ma che si rivelò decisivo, inducendo una popolazione di alcune migliaia di persone ad abbandonare quasi dal giorno alla notte le proprie case per spostarsi, inizialmente di alcuni chilometri a nord e, circa un secolo più tardi, per quasi 500 chilometri verso sud. Il problema della scomparsa degli Anasazi è ancora aperto. Tuttavia sono tre le principali ipotesi intorno alle quali si discute:

Mutazioni climatiche: Un più o meno improvviso cambiamento delle condizioni climatiche avrebbe causato una serie di carestie che avrebbero stravolto culture e allevamenti;

Necessità strategiche: Popoli vicini, meno civili ma più aggressivi, avrebbero, con continue invasioni, indotti gli Anasazi a spostarsi più a Sud. A sostegno di questa tesi c’è la parziale fortificazione dei siti di Mesa Verde, all’estremo nord dell’area della “Cultura Chaco”;

Decisione rituale: Motivazioni religiose magari causate dall’interpretazione di alcuni movimenti astrali, avrebbero spinto questo popolo religiosissimo a spostarsi per sempre, o comunque, anche se sulla spinta di motivi contingenti, a muoversi secondo un preciso copione.

E forse, proprio la spiegazione che a noi, uomini del Terzo millennio, sembra la più fantasiosa, potrebbe essere quella più logica. E non solo perché è quella che si collega meglio a quella che gli archeologici, basandosi sullo stato delle case al momento della loro scoperta, chiamano “Evidenza archeologica di un rapido spostamento”.

Ma anche perché, una volta presa la decisione – qualunque sia stato il motivo – di migrare verso sud, gli Anasazi lo fecero coerentemente con la loro cultura astronomica. Infatti la destinazione del loro migrazione finale sia stata la zona di Casas Grandes, nello Stato di Chihuahua; Ebbene Casas Grandes è esattamente sullo stesso meridiano di Chaco Canyon, il 108°.

Non solo, anche altri centri abitati dagli Anasazi dopo l’abbandono di Chaco Canyon (Atzec ruins e Salomon Ruins), benché a Nord dello stesso Chaco Canyon, sono a loro volta allineati sempre lungo il 108° parallelo.

Nessuno, ancora oggi ha saputo spiegare come questo antico popolo abbia potuto spostarsi, per oltre 600 chilometri, con tanta precisione lungo l’asse nord-sud.

Fonte:Voyager (Raidue.rai.it);youtube;evidenzaliena

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I nuovi telescopi Herschel e Planck riprendono gli ufo

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 20, 2009

Alcuni degli oggetti spaziali non identificati fotografati dai telescopi del programma NEO (Near-Earth Object).Gli oggetti sono contrassegnati con delle freccette gialle.

Alcuni degli oggetti spaziali non identificati fotografati dai telescopi del programma NEO (Near-Earth Object).Gli oggetti sono contrassegnati con delle freccette numerate.

15 MAGGIO 2009 - Appena accesi i due telescopi Herschel e Planck hanno immediatamente battezzato le loro prime immagini con una serie di video e foto all’Infrarosso, immortalando sfere luminose (UFO) che camminavano negli spazi siderali, indisturbate. Una sorpresa questa, inaspettata, per alcuni ricercatori dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e della NASA che non sanno dare nessuna spiegazione plausibile.

Altri oggetti volanti non identificati,contrassegnati dalle frecce numerate

Altri oggetti volanti non identificati,contrassegnati dalle frecce numerate

GIF ANIMATA CHE MOSTRA TRE OGGETTI SPAZIALI NON IDENTIFICATI:

Fonte:Segnidalcielo.it ; abovetopsecret.com; minorplanets.org

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Effettuato con successo il lancio degli osservatori spaziali Herschel e Planck

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 19, 2009

Losservatorio Herschel
L’osservatorio Herschel

I segnali di trasmissione sono stati ricevuti dall’antenna spaziale dell’ESA (grande 35 metri) a New Norcia in Australia

Il 14 maggio gli osservatori spaziali avanzati Herschel e Planck sono stati lanciati nello spazio e hanno inviato i loro primi segnali radio verso la Terra. Il veicolo spaziale congiunto è stato lanciato dal porto spaziale dell’Agenzia spaziale europea (ESA) a Kourou (Guinea francese) e si è separato da un vettore Ariane 5 ad una distanza di 1.150 e 1.700 chilometri dalla Terra. I segnali di trasmissione sono stati ricevuti dall’antenna spaziale dell’ESA (grande 35 metri) a New Norcia in Australia.

I due satelliti funzioneranno in modo indipendente, osservando il cosmo nel dettaglio come mai avvenuto prima d’ora. Herschel trasporta il più grande e più potente telescopio ad infrarossi mai inviato nello spazio: il suo specchio di 3,5 metri di diametro è approssimativamente una volta e mezza più grande di quello del telescopio spaziale Hubble. Planck studierà il fondo delle microonde cosmiche (CMB): radiazione residua del Big Bang.

Herschel, che pesa 3,4 tonnellate, trasporta due strumenti che operano sia come fotocamere che come spettometri a immagine: PACS (Photoconductor Array Camera and Spectrometer) e SPIRE (Spectral and Photometric Imaging Receiver). A bordo c’è anche uno spettometro a risoluzione estremamente alta: HIFI (Heterodyne Instrument for the Far Infrared). Un sistema criogenico sofisticato (un cryostat) raffredda i loro ricevitori a temperature vicine allo zero assoluto.

Insieme, questi strumenti permetteranno a Herschel di funzionare su lunghezze d’onda che finora erano rimaste inosservate, e di catturare immagini ad un livello dettagliato massimo. Le sue osservazioni possono abbracciare l’intero spettro, dalle lunghezze d’onda dell’infrarosso a quelle submillimetriche; è capace di «vedere» quasi venti volte più luce dei precedenti telescopi spaziali ad infrarossi, permettendogli di osservare regioni dello spazio che altrimenti rimangono invisibili.

Herschel entrerà in funzione a due settimane dal suo lancio, quando si troverà a oltre un milione di chilometri di distanza dalla Terra. Circa 100 giorni dopo il lancio raggiungerà la sua orbita a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Rimarrà operativo per un minimo di tre anni, o finché il cryostat non esaurirà l’elio (ciò potrebbe avvenire tra circa quattro anni).

Herschel ha una serie di obiettivi sia all’interno che all’esterno della nostra galassia. All’interno della Via Lattea, studierà oggetti del sistema solare come ad esempio gli asteroidi, i processi della formazione stellare e planetaria, e polvere e gas appartenenti alla nostra galassia e a quelle confinanti. Al di là della nostra galassia «risolverà il fondo cosmico infrarosso e caratterizzare le fonti», tra le altre cose.

La comunità scientifica mondiale potrà usare l’osservatorio per circa due terzi del suo tempo di osservazione. Herschel funzionerà in modo autonomo e invierà i suoi dati verso la Terra per tre ore al giorno.

L’obiettivo dell’osservatorio Planck è di misurare fluttuazioni minime nel CMB, che gli permetterà di offrirci le prime tracce di un quadro altamente dettagliato dell’Universo quando aveva soltanto 380.000 anni.

Losservatorio Planck

L'osservatorio Planck

Planck, che pesa 1,9 tonnellate, coprirà nove lunghezze d’onda, da un centimetro fino a un terzo di millimetro.Trasporta un telescopio di 1,9 x 1,5 metri, con un’apertura di 1,5 metri.

Due ricevitori radio sensibili – sul Low Frequency Instrument e sul High Frequency Instrument – raccoglieranno radiazioni, misurando la temperatura CMB di un’area incredibilmente vasta.

Questi strumenti individueranno le regioni che sono leggermente più calde o più fredde del normale. Come su Herschel, sarà un cryostat a mantenere la temperatura dei ricevitori a temperature vicine allo zero assoluto.

Planck ha molte cose da fare. Il suo obiettivo primario è «di determinare con grande precisione le proprietà su larga scala dell’Universo». È anche predisposto per indagare la natura della materia oscura e, se possibile, di quantificarla.

Altri obiettivi di Planck sono di testare le teorie della «inflazione» (un periodo di rapida espansione che ha dato vita all’Universo), per cercare le «onde gravitazionali primordiali» che probabilmente erano presenti durante l’inflazione, e cercare difetti nello spazio.Esso studierà anche le origini delle strutture che vediamo nell’Universo oggi, nonché la nostra e altre altre galassie nelle microonde, che gli permetterà di mappare la distribuzione su larga scala della polvere fredda lungo i bracci a spirale.

Planck raccoglierà dati nel corso di 15 mesi, che l’ESA ritiene sufficienti per indagare l’intero cielo due volte. La missione potrebbe essere estesa per un anno

Team di controllo della missione riceveranno la telemetria dall’osservatorio Herschel attraverso New Norcia e dal Planck attraverso l’antenna ESA a Perth, entrambi in Australia. Appena ricevuti i dati, ingegneri determineranno e sintonizzeranno la traiettoria di ogni satellite.

Fonte:diariodelweb.it

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Scoperto il più piccolo pianeta extrasolare:è il doppio della terra

Pubblicato da evidenzaliena su aprile 24, 2009

Il grafico mostra i quattro pianeti esistenti intorno alla stella Gliese581 (fonte Eso). Il nuovo pianeta scoperto è quello battezzato con la lettera E. Del pianeta D si è ricalcolata la posizione risultata più vicina alla stella di quanto si credesse. Questo fa supporre che la sua superficie sia ricoperta di oceani

Il grafico mostra i quattro pianeti esistenti intorno alla stella Gliese581 (fonte Eso). Il nuovo pianeta scoperto è quello battezzato con la lettera E. Del pianeta "D" si è ricalcolata la posizione risultata più vicina alla stella di quanto si credesse. Questo fa supporre che la sua superficie sia ricoperta di oceani

Lo ha visto Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra:il più famoso cacciatore di pianeti extraterrestri

Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra è il più famoso cacciatore di pianeti extraterrestri in orbita attorno ad altre stelle perché nel 1995 scopriva il primo nelle vicinanze della stella 51 Pegasi. Ora Mayor e il suo gruppo di astrofisici compiono un altro balzo importante in questa frontiera della ricerca astronomica; sicuramente la più affascinante.Mayor ha infatti trovato intorno alla stella Gliese 581 un pianeta battezzato «Gliese 581 e» che è il più piccolo finora scoperto avendo una taglia che è appena il doppio della nostra Terra. Ma il gruppo ha ottenuto pure un altro risultato importante ristudiando il circondario della stella situata a 20,5 anni luce della Terra, nella costellazione della Bilancia. Già, intorno ad essa, erano stati individuati in passato tre altri pianeti e di uno di questi il «d» nel 2007 si è ricalcolata la posizione scoprendo che si trova più vicino di quanto ritenuto in passato collocandosi nella «zona abitabile», cioè ad una giusta distanza dalla stella madre ricevendo una equa quantità di energia. Tutti gli altri si trovano più vicini all’astro e quindi troppo riscaldati. Il più vicino di tutti è proprio il nuovo appena individuato («e»).«È il piccolo pianeta finora rilevato – precisa il coautore della ricerca Xavier Bonfils dell’Osservatorio di Grenoble – ed è con grande probabilità un pianeta roccioso». Per compiere un giro intorno alla stessa in 3,15 giorni. Ma l’attenzione riportata sul «Gliese 581 d» sette volte più massiccio della Terra e con una rivoluzione intorno alla stella di 66,8 giorni ha prodotto grandi frutti. All’epoca della scoperta nel 2007 era ritenuto un pianeta ghiacciato. Ora si pensa che sia migrato verso l’astro posizionandosi dove è stato misurato di recente. Quindi trovandosi nella «zona abitabile» dove l’acqua può essere liquida «questo diventa il primo serio candidato ad essere un mondo d’acqua» ha precisato Stephane Udry, del gruppo di ricerca. Di conseguenza il più probabile gemello della Terra. Ma il senso del progresso compiuto in questi anni lo ha dato Michel Mayor: «Gliese e è ottanta volte più piccolo del Pegasi b che avevo trovato nel 1995. In 14 anni abbiamo compiuto un tremendo balzo affinando le nostre tecniche e le nostre capacità fino a questo punto». Complessivamente i pianeti extrasolari scoperti sono oggi circa 350.

Fonte:corriere.it

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