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Alfred Webre,padre dell’esopolitica mondiale afferma che su marte vi sono basi terrestri e vita aliena

Pubblicato da evidenzaliena su novembre 1, 2010

Il noto giurista Alfred Webre può essere considerato come il padre fondatore dell’Esopolitica, un movimento con ramificazioni a livello mondiale che unisce la politica e la diplomazia internazionale relazionata con il fenomeno UFO e tutte le sue sfaccettature.E’ stato coofondatore insieme alla dottoressa Carol Rosin,dell’ istituto per la cooperazione nello spazio (ICIS – Institute for Cooperation In Space), organizzazione no-profit la cui missione consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica sul motivo per cui le armi spaziali dovrebbero essere bandite. E’ stato autore inoltre di Exopolitics (Visica Piscis edizioni 2009),testo in cui analizza la relazione tra umano ed extraterrestre,in cui descrive il nostro pianeta come parte di una “società universale” composto da razze aliene ed esseri multidimensionali,altamente organizzato ed in continua evoluzione.Il fenomeno ufo quindi si identifica in una presa di coscienza da parte dell’umanità finalizzato al “contatto” con queste civiltà cosmiche.”Noi sosteniamo la fine di questo cover-up per accelerare questo processo” dice Alfred Webre.Egli è convinto che la terra si sta avvicinando al termine di una sorta di quarantena imposta da un governo intergalattico.Lo stesso afferma che esseri extraterrestri intelligenti  hanno interagito con il vaticano e autorità di vari paesi fin dal 1939.Inoltre dalla sua testimonianza emerge lo straordinario resoconto secondo cui su marte ci sarebbero basi terrestri e che alcuni militari americani avrebbero preso parte ad incontri segreti con esseri extraterrestri proprio sul pianeta rosso,che raggiunsero attraverso il metodo del teletrasporto.Il suo coinvolgimento nello studio del fenomeno UFO comprende collaborazioni con l’amministrazione Carter e il prestigioso Stanford Research Institute.Di questa sua esperienza dice:”Ho avuto il sostegno della National Science Foundation, la più grande organizzazione scientifica negli Stati Uniti, e la NASA, a svolgere ricerche approfondite sulle apparizioni UFO, sotto l’egida dell’amministrazione del presidente Jimmy Carter” . Aveva assistito alla comparsa di uno strano oggetto volante nel 1969 quando era governatore dello stato della Georgia. Da allora, ha confessato pubblicamente il suo interesse per la questione più volte.

Yohanan Díaz presenta l’ intervista con Alfred Webre sul tema.

GUARDA LA TESTIMONIANZA VIDEO

Articolo redatto a cura di evidenzaliena

Fonte:exopolitics.blogs.com – tercermilenio – evidenzaliena

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Obama finanzia il progetto NASA per il ritorno sulla Luna e lo sbarco su Marte

Pubblicato da evidenzaliena su gennaio 18, 2010

di Adriano Muzzi

Le indiscrezioni sono uscite su Science Insider: sarà tutto pronto per lo sbarco nel 2020. L’obiettivo successivo: Marte.

Le similitudini tra l’attuale presidente a stelle e strisce, Barack Obama, e J.F. Kennedy non sono poche: dalle foto con la figlia nello studio ovale a Washington, fino a giungere al famoso discorso di JFK durante la sessione speciale del Congresso il 25 maggio del 1961: ”…credo che questo paese debba impegnarsi a realizzare l’obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Non c’è mai stato nessun progetto spaziale più impressionante per l’umanità, o più importante per l’esplorazione dello spazio; e nessuno è stato così difficile e costoso da realizzare…”.

Anche Obama, secondo un rapporto esclusivo apparso sulle pagine dell’autorevole rivista scientifica Science Insider, che rivela i contenuti di un summit avvenuto giovedì tra il presidente americano e l’amministratore delegato della Nasa Charles Golden, vorrebbe tornare sulla Luna entro la fine del prossimo decennio. Successivamente si proporrebbe di far scendere gli astronauti su un satellite di Marte e infine farli atterrare sulle polveri del pianeta rosso. Secondo queste indiscrezioni, Obama chiederà al congresso un miliardo di dollari in più da consegnare alla Nasa per sviluppare i progetti nei prossimi anni. L’ente spaziale americano dovrebbe costruire un nuovo razzo che andrà a sostituire Ares I e Ares V.

Il nuovo razzo, stando a quanto appare ancora su Science Insider, dovrebbe essere in grado da solo di trasportare verso altri corpi del sistema solare sia gli uomini che il modulo per l’atterraggio. Tutto dovrebbe essere pronto entro il 2018. Quindi è ragionevole ipotizzare che l’uomo potrà ritornare sul nostro satellite naturale con una base permanente a partire dal 2020.

Che ne sarà del vettore Ares I? Verrà abbandonato, e per Buzz Aldrin, il secondo uomo a essere sceso sulla Luna, senza alcun rimpianto. “Il lancio del prototipo — ha detto l’ex astronauta — è avvenuto solo per questioni politiche, ma non ha dato alcun contributo allo sviluppo di un nuovo lanciatore. E Ares V, al momento, non è che un insieme di carte, ben lontano dall’essere un vero progetto. Per l’esplorazione dello spazio profondo abbiamo bisogno di un vero razzo di nuova concezione, più potente dei precedenti.”

E come si potrà raggiungere la stazione spaziale se lo shuttle andrà in pensione l’anno prossimo? “Si deve dare spazio alle industrie private -sostiene Aldrin — che sono molto vicine alla possibilità di costruire macchine in grado di arrivare fin lassù.” Ora si attende la parola ufficiale di Obama, che potrebbe arrivare tra la fine dell’anno e l’inizio del 2010.

Moon? Yes, we go!

Fonte:blogs.sciencemag.org/scienceinsider – fantascienza.com

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Ultimi studi Nasa,su marte c’era vita e forse c’è ancora

Pubblicato da evidenzaliena su gennaio 12, 2010

di Emanuela Longo

Prepariamoci, nel corso delle prossime settimane, a ricevere prove concrete circa l’esistenza di forme di vita su Marte. Ad anticiparcelo sono gli studiosi della Nasa, impegnati in una complessa ricerca sui meteoriti caduti sulla Terra e provenienti dal “pianeta rosso”.“Ci manca davvero poco per dimostrare definitivamente che su Marte c’era e forse c’è ancora vita”, questa è una delle ultime dichiarazioni proveniente dal responsabile di astrobiologia della Nasa, David S. McKay.

Gli studi che porteranno a confermare o meno la presenza di forme di vita su Marte, si sono concentrati in particolare sul meteorite caduto in Antartide circa 13.000 anni fa, trovato poi nel 1984 da una ricercatrice Nasa e oggi noto come AHL84001. Negli ultimi mesi dello scorso anno, le ricerche si sono arricchite di strumenti molto più sofisticati rispetto a quelli impiegati nel corso del passato decennio, grazie anche all’utilizzo di una tecnica chiamata “fascio ionico focalizzato”, e i risultati sono stati a dir poco sorprendenti: tutto ciò che è all’interno del meteorite, può essere spiegato solo attraverso un’origine biologica.

AHL84001, tuttavia, non fu l’unico meteorite giunto sulla terra. Più recentemente ne caddero altri due, sempre di provenienza marziana. Uno, in particolare, caduto in Egitto nel 1911 e frantumatosi in una quarantina di frammenti, è stato sottoposto agli stessi studi, così come il terzo, caduto sempre nell’Antartide, e i risultati sono stati i medesimi. In entrambi i nuovi casi, sono stati ritrovati gli stessi elementi di provenienza biologica e che alimenterebbero ulteriormente le prove della vita sul pianeta.

Fonte:newnotizie.it

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Anomalie su Marte e tracce di vita nell’universo

Pubblicato da evidenzaliena su gennaio 8, 2010

Foto Nasa:la regione denominata Cydonia situata fra le alte Terre di Arabia e le basse pianure del nord.Tra le misteriose strutture scoperte nella zona emerge un particolare che somiglia incredibilmente ad un volto umano.

di Mauro Paoletti

Il pianeta rosso continua a mostrare immagini che lo ritraggono come un luogo abitato; sicuramente lo era in un tempo remoto, rimane da stabilire se lo sia ancora.

Strutture urbane, opere murarie e ingegneristiche, resti di viadotti, strani monumenti, volti e piramidi, emergono, scomodi fantasmi e unici testimoni ignorati, inascoltati, di un brano di storia celato fra le pieghe del tempo.Molte sonde sono state inviate a spiarne la superficie e cercare le tracce di vita intelligente. Le foto pervenute mostrano rovine e strutture definite da linee e angoli retti in molte aree del pianeta, evidenti segni di uno sviluppo artificiale. Dopo Marte, la sonda Phobos 2 iniziò a fotografare una delle lune marziane, quella dalla quale prese il nome. Mentre svolgeva questo compito interruppe misteriosamente le trasmissioni; era il 27.3.1989. La Tass scrisse: “Un oggetto sconosciuto si è avvicinato alla sonda prima che perdesse il contatto con il controllo a terra”.

Le foto di Phobos presentano un obelisco ed una piramide.Una delle ultime foto inviate presentava, vicino all’equatore del pianeta, un’ombra allungata di forma ellittica di circa trenta chilometri e larga uno e mezzo. L’ultima foto è stata mostrata nel 1991, dal colonnello dell’aeronautica Sovietica, Marina Popovitch, durante una conferenza a San Francisco. L’istantanea mostra un oggetto allungato simile ad un missile che va a schiantarsi contro la sonda. Non risulta chiara la provenienza dell’oggetto, ma resta il fatto che la sua forma è ben visibile ed ogni ipotesi diviene plausibile.La presenza di UFO intorno a Marte sembra accertata dalle foto scattate dalla stessa sonda che mostrano le ombre di oggetti volanti di notevole grandezza. Astronavi di grandi dimensioni come quella rilevata tempo fa davanti al nostro pianeta.

Si dice anche che Marina Popovitch abbia rivelato la penultima foto; ne esisterebbe ancora una mai vista che ritrarrebbe “qualcosa che non doveva essere lì”. Fra 27.000 immagini sono apparsi, in seguito ad alcuni ingrandimenti di una zona che alcuni considerano l’antico letto di un oceano sconvolto da qualche antico cataclisma, strani condotti che si perdono nel sottosuolo del pianeta; una serie di grossi collettori rinforzati; ancora intatti, in ottime condizioni, tanto da far sospettare possano essere tuttora funzionanti.Non si tratta di dune di sabbia o di qualche fenomeno geologico; neanche di rocce rese lucide dalla forza erosiva del vento che assumono forme brillanti sul suolo marziano.L’apparente traslucida composizione di queste strutture è interamente estranea alla geologia e topografia del luogo. È fuori dubbio si tratti di qualche genere di costruzione.

Attaccate l’una all’altra, rotonde e lucenti al punto di giunzione dimostrano che si tratta di oggetti resistenti in contrapposizione a naturali formazioni geologiche. La lucentezza del materiale li rende simili a tubi di vetro. Corrono lungo una crepa dell’antico piano di un ipotetico oceano. Rinforzati a distanza regolare da archi cilindrici, ben evidenziati sul terreno, diversi dalla conformazione di questo, uguali fra loro e parte sostanziale della struttura.La foto che evidenzia il particolare dei due tubi posti uno sopra all’altro fornisce, forse, la prova più evidente di qualcosa di altamente tecnologico, dato che risulta chiaramente visibile una banda intorno ad entrambe le strutture nel punto di giunzione per rinforzarne la connessione.Osservando le foto possiamo vedere altre fenditure nel terreno dalle quali a tratti affiorano appena alcune strutture; fornendo l’idea di giganteschi collettori artificiali di un sistema probabilmente usato per attingere acqua dal sottosuolo.La forma tubolare delle strutture e il fatto che siano state situate in un punto ben preciso suggerisce possa trattarsi di un sistema di trasporto.

I segni di erosione intorno alle strutture non sono prodotti dal vento ma dall’acqua, che può essere finita nei sotterranei marziani Gli esperti sono convinti che la fenditura non sia stata prodotta dall’erosione di un fiume, ma da una mole di acqua più consistente come quella di un mare.Se il luogo è, per così dire, il bacino di un antico mare e se le strutture sono in eccellenti condizioni, allora è possibile che queste, originariamente, siano state erette in un antico mare poco profondo.Da qui l’ipotesi di un sistema simile a quelli usati sul nostro pianeta per desalinizzare l’acqua di mare. La membrana, visibile tra gli archi, infatti può permettere l’accesso all’acqua ma non ai solidi, sali e altri residui in essa contenuti.La messa in opera dei “tubi” in quel preciso luogo può essere stata scelta dai costruttori come la miglior locazione per l’accesso all’ultima acqua.Il suolo è composto da rocce di granito poroso e fine sabbia, segno che un tempo nella zona vi era molta vegetazione e quindi acqua.

Tutto questo avvalora la teoria che le strutture facciano parte di un gigantesco sistema di trasferimento dell’acqua.Si nota inoltre che la grande fenditura è allineata con la più evidente anomalia. Sembra che le strutture possano aver indebolito il suolo dove erano poste contribuendo allo sprofondamento.Nella stessa area, a destra delle anomalie, esiste un grandissimo cratere formatosi in seguito all’impatto di una grossa meteora, che forse ha causato la progressiva scomparsa dell’oceano nel sottosuolo.Qualcuno ipotizza possano anche essere i resti di qualche genere di radici giganti, quel che rimane di qualche verme o creatura marina sconosciuta, oppure la loro secrezione rimasta nella tana.Se così fosse, dato che resti organici non possono rimanere cosi a lungo in eccellenti condizioni, mostrando un tessuto duro, traslucido e di qualità, dovremmo ripartire da zero nello studio della vita e riconsiderare tutte le cose fin qui apprese.Quindi questi resti, un tempo subacquei o sotterranei, erano utilizzati come impianto per il trasporto di acqua, veicoli oppure persone. Inoltre, apparentemente, dalla sola osservazione delle foto e purtroppo non da un diretto rilevamento in loco, sembra che l’abbassamento non abbia danneggiato le strutture, esteriormente in buone condizioni, provviste di una robustezza e resistenza inconcepibile per noi.

Può anche darsi che la lucidità sia la caratteristica del materiale consistente e durevole usato, a noi sconosciuto; ma tale lucentezza può indicare anche un genere d’illuminazione artificiale derivata da un processo tecnologico avanzato. Questo implica che l’impianto possa essere ancora funzionante e i costruttori in vita. Artefici sconosciuti perché siamo nell’impossibilità di stabilire quando sia avvenuta la messa in opera della costruzione.Senza accorgersene stiamo parlando di vita intelligente e di acqua che può ancora esistere sotto il suolo di Marte.Fantasie o cattiva speculazione, ma gli occhi osservano qualcosa che difficilmente si può spiegare in un modo diverso.A tale proposito dobbiamo puntualizzare che nel 1980 un membro della NASA rilevò in due foto una sorgente di acqua. Le immagini furono pubblicate in un libro e i dati furono accettati dalla NASA che, da allora, ha tenuto deliberatamente coperto il tutto.

Da questo punto di vista Marte continua a rivelare molti particolari sconcertanti: un cilindro o un oggetto rotondo dentro un cratere; due oggetti rettangolari uniti assieme come un martello, una superficie che presenta una strana linea curva, simile alla parte anteriore di una conchiglia, che fa pensare al mascheramento dell’ingresso di ambienti sotterranei. Suggestive tracce lineari parallele nella “Nirgan Vallis” suggeriscono il trasporto di pesanti macchinari.Chiara, innegabile, la punta di un tetraedo, le cui effettive misure sono solo immaginabili visto che la sua base è protetta da milioni di anni dalla sabbia adagiata ai suoi lati. Potrebbe essere più grande della Grande Piramide di Giza.In una delle tante foto si osserva un fascio di luce che fuoriesce da una collinetta, parte esterna e finale di un tunnel, in un’altra una potente sorgente luminosa, prove lampanti circa l’uso di moderne tecnologie.Ben riconoscibili le sedi di agglomerati urbani; la zona di Cydonia è la più famosa con le piramidi e la sua enigmatica faccia, altrettanto la “Città Inca” qui visibile anche in una immagine ravvicinata; ma vi sono altre zone che mostrano reticolati tipici dell’urbanizzazione del territorio come la grande struttura urbana vicino ad “Ares Vallis“.

Non meno intrigante la regione di “Syrtis Planum“, ove appare una estesa zona con molte formazioni geologiche difficilmente classificabili come formazioni naturali e che fanno pensare ad i resti di una zona urbanizzata. A tale proposito vale ricordare quanto affermato da Sitchin, dopo aver osservato le foto della sonda Phobos 2; egli ha osservato simili strutture in molte zone di Marte e non ritiene che costruzioni delineate da angoli e linee rette possano essere naturali ma piuttosto artificiali.Molti libri riproducono la foto del Mariner 9, N. 4209-75, classificandola “Terminal di un aeroporto“, che occupa un area di 25 km2. Sempre dal Mariner 9 giunge la foto pubblicata da Carl Sagan nel suo libro Cosmos che riprende alcune piramidi in una zona di Marte. Sembra che le piramidi siano le costruzioni più numerose sulla superficie marziana.

Ovviamente “qualcuno” parla di immagini distorte, ritoccate, truccate, ma le foto sono state estrapolate direttamente dai siti MSSS della NASA.Attraverso quelle immagini riaffiorano, dalle sabbie marziane che le ricoprono, astronavi di grandi dimensioni, immobili testimonianze di civiltà perdute.Dagli archivi del MSSS, Efrain Palermo ha estratto la foto di una nave spaziale di forma triangolare insabbiata in una vasta area pianeggiante e desertica.Nell’osservazione della prima foto in alto a sinistra, risulta evidente che lo scafo ha effettuato un atterraggio di fortuna forse in seguito ad un’avaria, impattando duramente al suolo. La sua lunghezza raggiunge i cento metri. Gli esperti suggeriscono che la sua direzione viene indicata dalla zona più chiara, a forma di ventaglio aperto, effetto dell’esplosione avvenuta nel lato destro del velivolo. La zona indica la diffusione dei detriti in seguito allo scoppio. La nave proveniva dal lato superiore sinistro ed era diretta vero il lato in basso a destra.

Nella zona più chiara, segnata dai detriti, si nota un lato e il dietro dell’oggetto; è ben visibile anche la vera scia lasciata sul terreno dalla manovra d’atterraggio, indicata da solchi paralleli e causata dal sistema di propulsione. Sul lato destro un prolungamento sospeso proietta un ombra sulla superficie marziana, ed al centro dello scafo una croce scura, poco al di sopra di una depressione, forse causata dall’esplosione. L’astronave ricorda il TR-3B fabbricato a metà degli anni ottanta a Groom Lake su progetto finanziato dal NRO, NSA e CIA. Edgard Fouche ha dichiarato che il TR-3B è frutto di retro ingegneria aliena; misura 180 metri ed è provvisto di un rivestimento esterno capace di modificare il potere riflettente, assorbe il radar e lo inganna celandosi ad esso, o facendo in modo che lo strumento rilevi informazioni errate. Dotato di un anello circolare che circonda l’equipaggio, riempito di plasma basato sul mercurio che come superconduttore altera la gravità interrompendone l’attrazione. Ha fatto gridare all’ufo per molti anni; basta ricordare gli avvistamenti di velivoli triangolari in Belgio e nei pressi dell’Area 51.

Un altro oggetto volante “alieno” lo si osserva nella foto che ritrae il sistema di canyon della “Valle Marineris”. Apparso anni fa nel sito The Enterprie Mission di Hoagland a firma di Michael Bara. Di forma ovale, simile al guscio di una testuggine o di un grosso trilobite preistorico, misura novecento metri di lunghezza, nove di larghezza e trentasei di altezza. Viene classificato come una nave spaziale da crociera utilizzata per scopi turistici perché la zona di Marineris è in effetti stupefacente e si presta a visioni panoramiche da mozzare il fiato. Se in tempi remoti Marte era un pianeta simile alla Terra l’effetto doveva essere straordinario.Sono visibili enormi finestre di nove metri per trentasei nella parte anteriore, si nota la dorsale aerodinamica centrale. Dai segni di erosione gli esaminatori hanno stimato che la nave si trova in quel punto da centinaia di migliaia di anni, costretta ad un atterraggio forzato in seguito ad un’avaria. Si è ben preservata perché il canyon l’ha protetta dal vento. Al suo interno potrebbe essere tutto come lo era al tempo dell’impatto e qualche Indiana Jones sogna di mettere piede su quell’astronave.

Possiamo affermare che si tratta di scafi alieni perché ipotizzare che astronauti russi o americani siano giunti sul pianeta e abbiano subito incidenti in fase di atterraggio, è pura e semplice fantascienza. L’attuale tecnologia terrestre, quantomeno quella nota, non è idonea a trasportare gli uomini e i mezzi necessari a instaurare una base su di un lontano pianeta della nostra galassia.Chi dunque abitava, o abita, su Marte? Una sconosciuta razza aliena, forse sterminata da guerre o da cataclismi? Gli Annunaki, menzionati da Sitchin nei suoi libri, che colonizzarono la Terra per sfruttarne le risorse minerarie e crearono l’uomo, attraverso una manipolazione genetica, per servirsene? Oppure gli antichi abitanti erano i nostri antenati? Eric Von Daniken sostiene che sul nostro pianeta giunsero i superstiti di una cruenta guerra costretti a nascondersi ai nemici nel sottosuolo terrestre. Siamo noi i sopravvissuti del pianeta rosso?Si aprono scenari fantascientifici che generano solo speculazioni, ma sembra certo che intorno al pianeta vi sia “qualcuno” che cerca di impedire alle sonde di carpirne i segreti. Molte le domande cui gli addetti devono rispondere. Difficilmente si può parlare di mistificazione, quindi è obbligatorio fornire altri dettagli; finiamola con le commedie, gli insabbiamenti e i sotterfugi, è il momento di informare seriamente l’opinione pubblica.

…NON SIAMO SOLI…

Fonte:edicolaweb.net – youtube

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Meteorite marziano rivela tracce fossili di microrganismi vissuti su Marte

Pubblicato da evidenzaliena su novembre 26, 2009

Tracce di batteri marziani fossilizzati rinvenuti attraverso una speciale analisi microscopica condotta dal Johnson Space Center della Nasa

Un meteorite marziano scoperto nel 1992 in Antartide conterrebbe tracce fossili di microrganismi vissuti anticamente su Marte. Ad anticipare la notizia, in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Geochimica et Cosmochimica Acta, è il sito americano specializzato in attività spaziali Spaceflight Now. Il meteorite, Allen Hills o ALH 84001, è noto da tempo agli studiosi, che lo stanno analizzando fin dai primi anni ’90. Tuttavia nessuno finora aveva trovato tracce fossili. Lo ha fatto il gruppo coordinato da Kathie Thomas Keprta, del Johnson Space Center della Nasa, utilizzando un microscopio elettronico ad alta risoluzione che ha permesso di analizzare i dischi di carbonato e i minuscoli cristalli di magnetite presenti all’interno del meteorite. Secondo gli autori della ricerca i batteri fossili sono racchiusi in cristalli di magnetite, prodotti dagli stessi batteri. La Nasa, riferisce ancora il sito americano, si prepara ad annunciare la scoperta nei prossimi giorni. Le prime osservazioni fatte sullo stesso meteorite vennero annunciate nel 7 agosto 1996 dalla Nasa e dalla Casa Bianca e in quell’occasione l’allora presidente Usa Bill Clinton aveva promesso che le ricerche in questo ambito sarebbero andate avanti.

“I microrganismi fossili su Marte ci sono; da geologo mi saprei stupito se non li avessero visti”: commenta così la notizia Vincenzo Rizzo, del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Firenze e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), che ha descritto recentemente formazioni fossili marziane sull’International Journal of Astrobiology e un suo nuovo studio è in via di pubblicazione su un’altra rivista scientifica internazionale. Le ricerche di Rizzo, condotte in collaborazione con Nicola Cantasano, dell’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (Isafom) del Cnr, si basano sull’analisi delle immagini raccolte e trasmesse a Terra dalla sonda della Nasa Opportunity. Riguardano due tipi di formazioni: le sferette soprannominate “mirtilli”, individuate da tempo nella zona del pianeta chiamata Meridiani Planum, la grande pianura a Sud dell’equatore marziano. Le sferule, secondo i due ricercatori italiani, “potrebbero essere strutture organosedimentarie, probabilmente prodotte da microrganismi”. La loro origine potrebbe trovare una spiegazione simile a quella delle strutture chiamate stromatoliti presenti sulla Terra e formate da sottilissime lamine nelle quali sono intrappolati microrganismi antichissimi, sia animali (colonie di batteri) o vegetali (microscopiche alghe). Tuttavia, rileva Rizzo, “é difficile fare qualsiasi parallelo tra i microfossili marziani e qualsiasi forma di vita microscopica sulla Terra”.

Fonte:ansa.it

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Anomalie marte:rover spirit scopre misterioso oggetto metallico

Pubblicato da evidenzaliena su giugno 2, 2009

Il rover spirit è riuscito a catturare un’altra prova schiacciante dell’esistenza di antiche forme di vita intelligenti vissute su marte.Uno strano artefatto metallico è stato rinvenuto tra le rocce marziane.Il particolare sembra essere parte di un dispositivo più grande sepolto sotto terra. Nella foto non si notano dune di sabbia intorno il che fa pensare che lo strano oggetto sia sepolto in questo luogo da migliaia d’anni,probabilmente ricoperto da una qualche valanga scaturita in passato sulla zona interessata.L’immagine è disponibile per ulteriori indagini a questo indirizzo: http://marsrovers.jpl.nasa.gov/gallery/all/2/p/1402/2P250825588EFFAW9DP2432R1M1.JPG

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