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Incredibile scoperta:la “teoria della cosmomodulazione universale della materia” pronta a stravolgere la fisica moderna

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 30, 2009

una fonte di energia purissima, illimitata, inesauribile, diffusa in tutto l’Universo attende il suo sfruttamento, mentre la Scienza cerca inutilmente nuove fonti di energia, che però si rivelano sempre di trasformazione, quindi inquinanti

Ipotetico atomo cosmomodulato

Ipotetico atomo cosmomodulato

Un insegnante tecnico di Reggio Emilia, Gianfranco Soncini, basandosi su una sua avanzata teoria, titolata Cosmomodulazione Universale della Materia, scaricabile dal sito www.webalice.it/gsoncini/cosmos, congiuntamente alla rete di Hartmann,(che prende il nome dal Prof. Ernest Hartmann, medico nonché docente presso l’Università di Heidelberg in Germania.Dopo diversi studi empirici, egli elaborò negli anni ’50 una strana teoria secondo cui la Terra sarebbe avvolta da una misteriosa rete o griglia non ancora chiaramente definita dalla scienza ufficiale, le cui linee di forza larghe circa cm. 21 e distanziate tra loro tra 2 e 2,5 metri, sono dirette da nord a sud, e da est a ovest incrociandosi in determinati punti detti “Nodi”) alla serie di Fibonacci e ai fenomeni frattali, dopo complesse considerazioni e prove empiriche, relative alla traslazione verticale delle masse tra le multi-frequenze reticolari che muovono e governano la materia universale, ha costruito una turbina astrale, anche per dimostrare il teorema, da lui definito gravitanza. Questo dispositivo è trascinato in rotazione da una forza esterna, poichè se fosse semovente, quindi mosso da una sua energia di origine interna, dovrebbe sfruttare il principio della propulsione a reazione.

Non essendoci trucchi riscontrabili di alcun tipo, tale energia rotatoria dipende quindi da una causa ad esso esterna. Ma questa causa esterna proviene da una causa cosmica iniziale ad esaurimento, o da una causa non preordinata dipendente da determinati effetti in atto nell’universo, oppure da una causa preordinata quindi finalizzata alla rotazione assiale delle masse cosmiche?Partendo quindi dal presupposto che Dio non può aver creato gli spazi infiniti per l’uomo, senza fornirgli una adeguata fonte di energia pura per poterli visitare, per implicazione conseguente si può affermare che tale energia cosmica, diffusa e inesauribile in tutto l’Universo chiuso, che lo struttura, lo muove e lo governa, attende il suo sfruttamento.

Il prototipo della turbina astrale ideato da Gianfranco Soncini

Il prototipo della "turbina astrale" ideato da Gianfranco Soncini

La presente teoria viene allora così sintetizzata: Dagli estremi confini dellUniverso chiuso, lungo le 3 dimensioni dello spazio multi-fluidico continuo, giungono multi-onde di energia modulatrice delle multi-particelle elementari indivisibili rivelatrici della materia, e multi-onde di energia disgregatrice della stessa materia strutturata, generando ciclicamente ordine edificante e caos disperdente, tra loro alternativi nello spazio e nel tempo ciclico.

Secondo la presente teoria, queste cause dinamiche ordinatrici, separate, distinte ed esterne alle loro diversificate unità di materia rivelatrici, producono fenomeni interattivi tra le varie unità di materia interagenti, a causa dell’effetto fluidico Magnus, generando così forze di attrazione e repulsione, ma anche rotazioni assiali e orbitali. Per i suddetti motivi, gli attuali metodi di calcolo impostati sulle forze di campo elettriche, magnetiche, gravitazionali e nucleari, risultano decisamente inadatti alla quantificazione di tali fenomeni, invalidando così le basi della fisica moderna.La dimostrazione probante di queste enunciazioni è data dal presente esperimento della Turbina Astrale, ruotante in senso assiale e orbitale come la Terra e come le particelle fondamentali indivisibili dell’atomo, dove le loro cause moventi sono insite nella presente teoria, mentre per la Fisica Moderna tali cause risultano ancora completamente sconosciute.

Principio fisico della propulsione ufo

Principio fisico della propulsione ufo

Il prelievo di energia cosmica dallUniverso, sconvolgerà sia la teoria della sua nascita (big-bang), che la teoria della sua morte per collasso cosmico (big-crunch), ma anche le basi della fisica moderna.Ne consegue che gran parte della Fisica Moderna deve essere nuovamente interpretata, per aver assurdamente inclusi nella stessa unità di materia, sia la sua causa movente ancora sconosciuta, che il suo effetto rotante, rendendoli così indefinibili l’una rispetto l’altro, quindi scientificamente non quantificabili.

Ma le comunità scientifiche, ancora vincolate al controproducente ateismo ottocentesco, trasformato in “Comunismo Scientifico Dominante”, statisticamente assurdo nella sua concezione auto-evoluzionista, utile soprattutto per non perdere gli ingenti finanziamenti pubblici a loro assegnati, vorranno prendere in considerazione questa avanzata e complessa teoria, completamente estranea alle loro concezioni quantistiche e relativistiche ufficialmente discordanti tra loro? O preferiranno invece il loro disorganico e limitato metodo sperimentale del tornaconto probabilistico, peraltro inadeguato in caso di variabilità fenomeniche, e insicuro nella quantificazione degli effetti derivati dalle collisioni nucleari rilevate in forma ondulatoria, partendo da ipotetici parametri fisici tutt’altro che certi?

Di seguito il Video di Gianfranco Soncini:

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Scoperta la vita negli abissi del lago sottomarino Urania

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 21, 2009

Nel Mediterraneo, a 3.500 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»

Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.

SCOPERTA ITALIANA – La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.

IPERSALINITÀ – «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.

COMUNITÀ DI MICROORGANISMI – Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche».

Fonte:corriere.it

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Impronta gigante scoperta a Coahuila in Messico

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 2, 2009

Il Sig.Narciso Rodriguez Mireles ha recentemente inviato al sito AnaLuisaCid alcune foto scattate  in località Coahuila, Messico.Le immagini mostrano quella che sembra essere a tutti gli effetti una gigantesca orma scolpita all’interno di una roccia;Rodriguez racconta che la prima volta che vide quell’orma fu 16 anni fa,ma all’epoca non aveva con se la fotocamera per poter scattare le foto così a distanza di anni (maggio 2005) è ritornato nello stesso luogo,documentando la sua scoperta.L’impronta che pare appartenere a quelche animale del tempo dei dinosauri ed è la più grande mai vista in rete fino ad ora, è situata alla periferia di Arteaga,a 20 minuti da Saltillo,in una zona chiamata Bella Unione;non è semplice arrivarci perchè il terreno è formato da pietraio e roccia inoltre non vi è molto spazio per scattare foto.Le immagini sono state inviate al Museo del Desierto di Coahuila per ulteriori indagini.

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Il mantello invisibile è diventato realtà,la scoperta di uno scienziato inglese

Pubblicato da evidenzaliena su maggio 2, 2009

Ecco leffetto che fa indossare un mantello invisibile

Ecco l'effetto che fa indossare un "mantello invisibile"

Scienziato inglese scopre un materiale che nasconde gli oggetti.La luce viene deviata lambendo l’oggetto che “scompare”

“Non è ancora il mantello che rende trasparente Harry Potter, ma ci stiamo avvicinando”. L’immaginifico fisico John Pendry dell’Imperial College di Londra ha trovato la ricetta dell’invisibilità. Il suo segreto – spiega su Science – sta in un materiale capace di piegare la luce a proprio piacimento. Una superficie con proprietà elettromagnetiche tali da deviare i fasci luminosi, farsene lambire e poi costringerli a tornare nella direzione originaria: come se l’oggetto attraversato non esistesse. Questa danza della luce, descritta in maniera convincente al tavolino, sul piano pratico è stata tradotta solo in rozzi prototipi, finanziati tra gli altri dal dipartimento della difesa Usa. Appaiono come cerchi, spirali, cilindri e minuscole sfere affiancati tra loro o immersi in materiali dalle proprietà elettromagnetiche simili all’aria. “Credevamo di aver scoperto tutto sull’elettromagnetismo” dice Roberto Olmi dell’Istituto di fisica applicata del Cnr di Firenze. “Fino a quando non si è aperta la strada ai metamateriali: strutture che assumono proprietà fisiche sconosciute in natura, grazie a una particolare disposizione delle componenti microscopiche”.Se immergiamo un bastone nell’acqua ci appare spezzato. “Da un bastone immerso in un metamateriale si otterrebbe un’immagine opposta rispetto a quella riflessa dall’acqua. In termini tecnici diciamo che puntiamo a ottenere un indice di rifrazione negativo” spiega Olmi. Toccando i tasti giusti su questo pianoforte, è possibile rendere trasparenti tutti gli oggetti. “Per il momento – prosegue il ricercatore del Cnr – sapremmo farlo solo “cancellando” un colore alla volta. Ma sovrapponendo strati diversi del metamateriale adatto, ognuno specifico per un colore, potremmo realizzare il vero mantello invisibile”. L’oggetto si presenterà come un puzzle di strutture geometriche simili ad anelli aperti e minuscoli cilindri. Ognuno di essi sarà capace di catturare e deviare il proprio fascio di luce. Anche se, come spiega Pendry, utilizzare il mantello sarà tutt’altro che facile: “Per essere invisibili dobbiamo indossarlo, ma se lo indossiamo non possiamo guardare fuori. Senza contare la difficoltà di ritrovarlo dopo averlo tolto”. I risultati raggiunti oggi partono da lontano. “Alla fine degli anni ’60 – racconta Giuseppe Molesini dell’Istituto nazionale di ottica applicata del Cnr – il fisico russo Victor Veselago aveva teorizzato tutto questo, senza avere nessuno dei mezzi di cui disponiamo oggi. I suoi studi sono stati ripresi solo trent’anni più tardi. Molte delle prove sperimentali dimostrano che aveva visto giusto”. Se poi il mantello invisibile dovesse risultare del tutto inutile, i metamateriali potranno sempre servire a costruire microscopi potenti e fotografie tecnicamente perfette.

Fonte:repubblica.it

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“Lunar Orbiter”:individuata costruzione artificiale sulla luna?

Pubblicato da evidenzaliena su aprile 26, 2009

Vi proponiamo una delle immagini più interessanti scattate nell’ambito del programma Lunar Orbiter;il particolare, rilevato di recente, mostra quella che sembra essere a tutti gli effetti una costruzione artificiale,con evidenti edifici a “T”.Un ulteriore tassello nella ricerca della verità tra le censure e le cospirazioni attuate dai governi mondiali.

Immagine originale ripresa dal Lunar Orbiter

Immagine originale denominata "5151_h1" ripresa dal Lunar Orbiter (Oceanus Procellarum,Copernicus Crater)

Ingrandimento della foto denominata 5151_h1 ripresa dal Lunar Orbiter (Copernicus Crater)

Ingrandimento sul particolare

Ulteriore ingrandimento sulla struttura artificiale

Ulteriore ingrandimento della "struttura artificiale"

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Scoperto il più piccolo pianeta extrasolare:è il doppio della terra

Pubblicato da evidenzaliena su aprile 24, 2009

Il grafico mostra i quattro pianeti esistenti intorno alla stella Gliese581 (fonte Eso). Il nuovo pianeta scoperto è quello battezzato con la lettera E. Del pianeta D si è ricalcolata la posizione risultata più vicina alla stella di quanto si credesse. Questo fa supporre che la sua superficie sia ricoperta di oceani

Il grafico mostra i quattro pianeti esistenti intorno alla stella Gliese581 (fonte Eso). Il nuovo pianeta scoperto è quello battezzato con la lettera E. Del pianeta "D" si è ricalcolata la posizione risultata più vicina alla stella di quanto si credesse. Questo fa supporre che la sua superficie sia ricoperta di oceani

Lo ha visto Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra:il più famoso cacciatore di pianeti extraterrestri

Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra è il più famoso cacciatore di pianeti extraterrestri in orbita attorno ad altre stelle perché nel 1995 scopriva il primo nelle vicinanze della stella 51 Pegasi. Ora Mayor e il suo gruppo di astrofisici compiono un altro balzo importante in questa frontiera della ricerca astronomica; sicuramente la più affascinante.Mayor ha infatti trovato intorno alla stella Gliese 581 un pianeta battezzato «Gliese 581 e» che è il più piccolo finora scoperto avendo una taglia che è appena il doppio della nostra Terra. Ma il gruppo ha ottenuto pure un altro risultato importante ristudiando il circondario della stella situata a 20,5 anni luce della Terra, nella costellazione della Bilancia. Già, intorno ad essa, erano stati individuati in passato tre altri pianeti e di uno di questi il «d» nel 2007 si è ricalcolata la posizione scoprendo che si trova più vicino di quanto ritenuto in passato collocandosi nella «zona abitabile», cioè ad una giusta distanza dalla stella madre ricevendo una equa quantità di energia. Tutti gli altri si trovano più vicini all’astro e quindi troppo riscaldati. Il più vicino di tutti è proprio il nuovo appena individuato («e»).«È il piccolo pianeta finora rilevato – precisa il coautore della ricerca Xavier Bonfils dell’Osservatorio di Grenoble – ed è con grande probabilità un pianeta roccioso». Per compiere un giro intorno alla stessa in 3,15 giorni. Ma l’attenzione riportata sul «Gliese 581 d» sette volte più massiccio della Terra e con una rivoluzione intorno alla stella di 66,8 giorni ha prodotto grandi frutti. All’epoca della scoperta nel 2007 era ritenuto un pianeta ghiacciato. Ora si pensa che sia migrato verso l’astro posizionandosi dove è stato misurato di recente. Quindi trovandosi nella «zona abitabile» dove l’acqua può essere liquida «questo diventa il primo serio candidato ad essere un mondo d’acqua» ha precisato Stephane Udry, del gruppo di ricerca. Di conseguenza il più probabile gemello della Terra. Ma il senso del progresso compiuto in questi anni lo ha dato Michel Mayor: «Gliese e è ottanta volte più piccolo del Pegasi b che avevo trovato nel 1995. In 14 anni abbiamo compiuto un tremendo balzo affinando le nostre tecniche e le nostre capacità fino a questo punto». Complessivamente i pianeti extrasolari scoperti sono oggi circa 350.

Fonte:corriere.it

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